13 dicembre 2008
Ci Sono Serragli
Presentazione del libro d'artista:
Per I Schritto (ed. Ilfilodipartenope, Napoli)
Libreria Archivi del '900 - Milano
 

…Perché trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa?
Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto
quanto avete costruito in voi.

Luigi Pirandello

Sergio Zuccaro

“Da quanto tempo sei qui?”
“Non lo so”
“Ma è da tanto?”
“No, è di più”

Era il Maggio del 1978, questo dialogo tra una giornalista televisiva e una ricoverata dell’Ospedale Psichiatrico Civile di Aversa avveniva poco prima che la legge Basaglia desse il rompete le righe.
Le scritte sui muri dei padiglioni Livi e Bianchi, che Maria Andreozzi ha fotografato dopo 30 anni, sono testo e testimonianza. Esantemi di una malattia profonda, ossessioni che fioriscono sul tufo della parete. La protesta, scritta in bella calligrafia, denuncia l’amministrazione sanitaria, cercando legittimazione nel burocratese. I tazebao minacciano: distruggio anche il cielo, schierando un esercito di pianeti contro il mostro di questo ufficio. Allo stesso modo il puparo acese Macrì, al quale i nazisti avevano arrestato il figlio, minacciò di muovere contro di loro con tutti i Paladini di Francia, Orlando in testa. L’Erostrato ignoto vuole distruggere il tempio a meno che non si mettano i suoi “tabbelloni” che prevedono un riordino del sistema solare. Solle con due elle per rafforzarne l’effetto ustorio e soprattutto la posizione gerarchica. Non è il fratello sole che invoca Francesco nel suo cantico, ma un lanciafiamme pronto a riscattare i soprusi e le ingiustizie. E non è sora luna quella ronda di notte che gira intorno alla terra per assicurarsi che nessuno si affranchi dalla forza di gravità. Tanto che al primo legato / pure i predi fanno miracoli. L’involontario scarto enigmistico riassume l’umiliazione, in una doppia crasi, di chi ha i piedi legati (non l’eufemismo delle mani) e deve accontentarsi dei miracoli dei preti perché non ha dignità sufficiente per scomodare i santi. Tutto ciò messo per i schritto, così afferma l’autore, nell’attesa che il notaio e l’avvocato millantati vengano a ratificarne il valore giuridico. È la forza creatrice della visionarietà, la poesia come ultimo possibile linguaggio rimasto. Il testamento affidato al tufo delle pareti di “contenimento fisico” è una sovversione al sistema ellittico del divenire, il riscatto di un Lazzaro che “non tiene niente” se non il carboncino per scrivere ci sono serragli da due ore / tencono diecine di anni.
Diecine di anni? No, è di più.